Quando in famiglia c’è qualcuno che soffre di demenza i giorni non sono affatto facili. Le ore ti sfuggono come se le ore fossero biglie che si perdono nel pavimento. Non sei più padrona del tuo tempo perché è tutto dedicato a loro.
Personalmente un giorno perfetto potrebbe essere già quello dove non ci sono scatti di ira. Dove non si litiga per la doccia, o dove non ricevi colpi per cercare di mettergli il pigiama.
Molti medici danno tanti consigli sul come agire al riguardo ma certo ogni caso e’ diverso.
C’è chi mi ha detto: “mentre fai la doccia metti musica vedrai che si calma”. Oppure “compra le paperelle che così tua mamma lo vedrà come un gioco”.
La verità è che non sappiamo cosa possa passare nella loro testa. Non possiamo categorizzare nel ruolo di bambini che ritornano ad essere capricciosi o piccoli cuccioli impauriti da mille situazioni. Mia mamma ha paura dell’acqua e questo è quanto, non ci sono paperelle o musiche che tengano.
Demenza e fobie
In effetti si, basta leggere degli studi di casi clinici.
L’acquafobia definita come “un anormale e persistente paura dell’acqua” può essere connessa a malattie cardiache, malattie gastrointestinali, malattie respiratorie, condizioni artritiche, emicrania e malattie tiroidee. Le persone che soffrono di fobia dell’acqua provano ansia anche se si rendono conto che l’acqua potrebbe non costituire una minaccia imminente. In genere, evitano attività come il nuoto e le gite in barca. Per esempio in casa, potrebbero temere l’acqua della doccia e persino evitare di fare il bagno. Per altre persone, l’esperienza di essere sollevati può essere angosciante. Alcuni possono sperimentare attacchi di panico, che possono essere piuttosto debilitanti e imbarazzanti.
Alcuni possono reagire con allerta durante il momento del bagno a causa dell’imbarazzo, specialmente se hanno ancora sentimenti riguardo alla privacy e al comportamento appropriato. Pertanto, il momento del bagno è spesso traumatico per gli adulti più anziani, che si sentono imbarazzati ad avere aiuto durante questo momento delicato della giornata. Altri che sono già caduti su una superficie scivolosa possono associare l’acqua a ferite dolorose.
I medici spesso dicono che è importante avvicinarsi alle persone lentamente. Ad esempio, praticando esercizi di respirazione profonda e rilassamento, incoraggiando la persona e celebrando i successi, per quanto piccoli, e accettando che superare la paura è un processo e un viaggio che richiede tempo e pazienza. Certo come fai ad applicarli se hai davanti una persona con demenza o alzheimer?
Al Mayo Clinic, che, è un istituto internazionale che avevo consultato per informazioni neurologiche per mia madre, sostengono che la terapia di comportamento cognitivo potrebbe funzionare meglio dei farmaci.
Ma come funziona se il paziente non è né capace di fare un sessione di psicoterapia né a volte di capirti al 100%?
Secondo questo studio della “Terapia Cognitivo – Comportamentale Nei Pazienti Con Demenza” cui potete trovare la traduzione qui: https://havenderly.com/it/terapia-cognitivo-comportamentale-nei-pazienti-con-demenza/
Questo studio mostra come la terapia cognitivo – comportamentale possa essere adattata per pazienti con demenza. La domanda è perchè non si fa nulla per i nostri anziani? Perché è tutto così difficile e bisogna andare in America a cercare notizie e risorse?


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